Hapi (figlio di Horo)

Hapi (nome egizio: Ḥp.y; forma demotica: Ḥpꜣ) è una divinità egizia funeraria, annoverata tra i quattro Figli di Horo.[2][3] Nelle raffigurazioni funerarie assume per lo più l'aspetto di una figura mummiforme con testa di babbuino.[1]
Nei vasi canopi proteggeva i polmoni del defunto, risultando inoltre associato al nord e alla dea Nefti.[4][5] I testi funerari gli attribuiscono compiti più ampi: insieme agli altri Figli di Horo assiste il faraone defunto, ne protegge e ricompone il corpo, accompagnandolo nella rinascita e nell'ascesa al cielo.[6][7][8]
Non va confuso con l'omonima divinità Hapy (nome egizio: Ḥꜥpj), legata al Nilo e alla piena del fiume.[9]
Nome e identità
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| Hapi in geroglifici |
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Il nome Hapi (Ḥp.y) è documentato dall'Antico Regno all'età romana: il Thesaurus Linguae Aegyptiae ne raccoglie 129 occorrenze in testi datati fra il 2375 a.C. e il 200 d.C.[2] La forma demotica Hapi (Ḥpꜣ) compare invece in documenti compresi fra il 30 a.C. e il 324 d.C.[3] L'omonimo dio del Nilo, Hapy (Ḥꜥpj), presenta una grafia diversa ed è registrato separatamente.[9] Nelle fonti egizie Hapi appartiene ai "figli di Horo" (msw Ḥr), espressione nella quale la parola msw significa "figli" o, più letteralmente, "bambini".[11] La formula 157 dei Testi dei sarcofagi identifica Imsety, Hapi, Duamutef e Qebehsenuf come figli di Horo il Vecchio e di Iside.[12]
Hapi nei testi funerari
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Testi delle piramidi
[modifica | modifica wikitesto]Nei Testi delle piramidi Hapi compare già accanto a Imsety, Duamutef e Qebehsenuf. Nel complesso funerario di Unis, le braccia del faraone defunto sono identificate con Hapi e Duamutef, mentre le gambe corrispondono a Imsety e Qebehsenuf; attraverso queste associazioni, il testo descrive la trasformazione del sovrano in una "stella imperitura", cioè una stella che non tramonta. Nel testo funerario di Teti, Hapi e gli altri tre dèi liberano il faraone dalla fame e dalla sete. Nei testi di Pepi I i quattro procurano al sovrano un'imbarcazione attribuita a Khnum, gli aprono il cammino, lo accompagnano dopo la sua identificazione con Osiride e combattono Seth, trasportandone infine il corpo perché possa rialzarsi; nei testi di Pepi II, invece, innalzano una scala verso il cielo e permettono al faraone di assumere la forma di una stella imperitura.[6]
Testi dei sarcofagi
[modifica | modifica wikitesto]La formula 157 dei Testi dei sarcofagi collega Horo, Imsety e Hapi al gruppo divino delle Anime di Pe.[12] Nella formula 521 Hapi afferma che Horo lo ha inviato presso Osiride affinché gli apra la bocca, lo raggiunga e non lo abbandoni. Lo stesso passo lo definisce il maggiore dei figli di Horo, introducendo inoltre un gioco di parole fra il nome Hapi e la parola egizia per "corridore" (hpy).[7] Nelle formule 520–523 ciascuno dei quattro Figli di Horo pronuncia parole simili, promettendo di rimanere accanto al defunto e di proteggerlo.[14]
Libro dei morti
[modifica | modifica wikitesto]Il capitolo 151 del Libro dei morti descrive la protezione del corpo nel luogo dell'imbalsamazione, affidando ai quattro Figli di Horo brevi formule sulla difesa del defunto e dei suoi organi interni.[8] Parlando in prima persona, Hapi dichiara di essere giunto per proteggerlo, di averne riunito la testa e le membra, di averne abbattuto i nemici e di avergli assicurato la testa per l'eternità.[8][14] Le formule 520–523 dei Testi dei sarcofagi attribuiscono ai quattro dèi compiti in gran parte simili; nel capitolo 151, al contrario, l'intervento di Hapi assume caratteri propri.[14] Il dio non si limita dunque a custodire un organo, ma partecipa alla ricomposizione e alla difesa dell'intero corpo del defunto.[8]
Iconografia
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L'immagine che distingue Hapi dagli altri Figli di Horo si definì gradualmente, seguendo l'evoluzione del corredo canopo. Nel Primo periodo intermedio e nel Medio Regno i vasi destinati agli organi potevano avere coperchi umani, perciò l'identità della divinità protettrice era indicata soprattutto dalle iscrizioni; dalla metà della XVIII dinastia si diffusero invece le teste caratteristiche dei quattro dèi, con Hapi raffigurato come una figura mummiforme dalla testa di babbuino.[16] Il vaso della principessa Sithathoryunet documenta la fase più antica: pur avendo un coperchio umano, è attribuito a Hapi dall'iscrizione che invoca il dio insieme a Nefti.[4]
La testa di babbuino divenne in seguito il principale elemento di riconoscimento del dio, ricorrendo nei vasi canopi, negli amuleti e nelle figure collocate sulla mummia.[1][16] Nella tomba QV55 del principe Amonherkhepeshef, Hapi compare infine come figura divina autonoma accanto a Duamutef, ai lati di Ramses III, mostrando che la sua rappresentazione non era limitata ai recipienti destinati agli organi.[15]
Funzioni protettive
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Hapi partecipava a un sistema di protezione articolato in quattro parti, nel quale ciascun Figlio di Horo custodiva un organo e corrispondeva a una direzione dello spazio. Al dio spettavano i polmoni e il nord, mentre Nefti ne affiancava l'azione protettiva; Imsety, Duamutef e Qebehsenuf erano associati rispettivamente al fegato, allo stomaco e agli intestini.[4][5][1] Questa ripartizione non esauriva tuttavia il suo compito, poiché i testi funerari lo presentano anche come difensore e ricompositore del corpo, impegnato ad accompagnare il defunto verso la rinascita.[6][7][8]
Quando, verso la fine del Nuovo Regno, gli organi imbalsamati cominciarono a essere ricollocati nella cavità corporea, la protezione dei Figli di Horo continuò a essere espressa mediante recipienti simbolici o piccole figure inserite nelle bende.[16] Durante la XXI dinastia ogni organo poteva essere avvolto insieme a una statuetta del dio incaricato di custodirlo, prima di essere deposto nuovamente nel corpo; la statuetta in cera di Hapi conservata al Museo Egizio di Torino, datata fra la XXI e la XXII dinastia, appartiene a questo tipo di corredo.[17]
Vasi canopi
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I vasi canopi rendevano visibile la protezione esercitata dai quattro Figli di Horo sugli organi rimossi durante la mummificazione. Alla fine del Medio Regno il corredo poteva comprendere quattro recipienti con coperchi umani, identificati da iscrizioni che associavano ciascun dio a una dea protettrice; il vaso di Hapi appartenente alla principessa Sithathoryunet, datato alla XII dinastia e al 1887–1813 a.C. circa, invoca infatti Hapi e Nefti a difesa dei polmoni.[16][4] La forma del coperchio non permetteva ancora di riconoscere il dio, mentre il testo inciso distingueva il recipiente dagli altri elementi della serie; proveniente dalla tomba della principessa a El-Lahun, l'esemplare è realizzato in travertino dipinto.[4]
Dalla metà della XVIII dinastia la testa di babbuino rese Hapi immediatamente riconoscibile, trasformando il coperchio in un segno della divinità protettrice.[16] Un vaso in calcare dipinto dell'Epoca tarda, probabilmente saitico, documenta la piena affermazione di questo schema: la testa di babbuino identifica Hapi e indica che il recipiente era destinato con ogni probabilità ai polmoni.[18] Il ritorno degli organi nel corpo non determinò la scomparsa del corredo canopo; durante il Terzo periodo intermedio continuarono a essere deposti nelle tombe anche recipienti privi di cavità, la cui presenza manteneva il riferimento alla protezione dei quattro dèi.[16] Un esemplare di Hapi della XXV dinastia, datato al 712–664 a.C. circa, non può contenere organi e possiede un coperchio non rimovibile, ma conserva la forma tradizionale del vaso con testa di babbuino.[19]
Immagini sulla mummia e nel corredo funerario
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La presenza di Hapi nel corredo funerario non si limitava ai vasi canopi: la sua immagine poteva essere posta direttamente sulla mummia, integrandosi nelle coperture, nelle reti funerarie o negli amuleti. Le quattro divinità potevano essere raffigurate insieme, come nei ritagli di una copertura funeraria dell'Epoca tarda conservati al Museo Egizio di Torino, oppure comparire separatamente; un elemento di rete in bronzo con tracce di doratura mostra infatti un Figlio di Horo dalla testa di babbuino, generalmente identificato con Hapi.[20][21] In entrambi i casi la testa di babbuino consentiva di distinguere Hapi dagli altri membri del gruppo.[21]
Gli amuleti trasferivano la medesima immagine protettiva in figure di piccole dimensioni, mantenendo il corpo mummiforme e la testa di babbuino. Gli esemplari del Museo Egizio di Torino mostrano l'impiego di materiali diversi fra l'Epoca tarda e l'età ellenistica: il legno nell'amuleto Cat. 6884, la faience nell'esemplare S. 5413 proveniente dalla Valle delle Regine, l'oro nella lamina Cat. 6676.[1][22][23] Un amuleto in vetro del periodo tolemaico raffigura Hapi mentre regge una lunga striscia di tessuto, interpretata come il lino impiegato nella mummificazione; il gesto richiama così il rapporto del dio con la preparazione e la protezione del corpo.[24]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 Amuleto raffigurante il dio Hapi, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio di Torino. URL consultato il 29 luglio 2026.
- 1 2 3 (EN) Ḥp.y, su thesaurus-linguae-aegyptiae.de, Thesaurus Linguae Aegyptiae. URL consultato il 29 luglio 2026.
- 1 2 (EN) Ḥpꜣ, su thesaurus-linguae-aegyptiae.de, Thesaurus Linguae Aegyptiae. URL consultato il 29 luglio 2026.
- 1 2 3 4 5 (EN) Canopic jar of princess Sithathoryunet - Hapy, su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 29 luglio 2026.
- 1 2 Allen, 2005, p. 432
- 1 2 3 Allen, 2005, pp. 32, 74, 162, 172, 293–294
- 1 2 3 Faulkner, 1977, p. 149
- 1 2 3 4 5 (EN) Book of the Dead, Chapter 151, su ucl.ac.uk, University College London, 2002. URL consultato il 29 luglio 2026.
- 1 2 (EN) Ḥꜥpj, su thesaurus-linguae-aegyptiae.de, Thesaurus Linguae Aegyptiae. URL consultato il 29 luglio 2026.
- ↑ (FR) Stèle cintrée, su collections.louvre.fr, Museo del Louvre. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ Gauthier, 2023, p. 14
- 1 2 Faulkner, 1973, p. 135
- ↑ (EN) Papyrus from the Book of the Dead of Ani, su britishmuseum.org, British Museum. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 3 Gauthier, 2023, p. 38
- 1 2 (EN) QV 55, Tomb of Amonherkhepeshef, su archiviofotografico.museoegizio.it, Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino. URL consultato il 29 luglio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) Aidan Dodson, Canopic Equipment: Beauty and Revelations of from Ancient Egypt, su arce.org, American Research Center in Egypt. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 Statuina in cera di Hapi, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio di Torino. URL consultato il 29 luglio 2026.
- 1 2 (EN) Canopic Jar Representing the Deity Hapy, su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 29 luglio 2026.
- ↑ (EN) Dummy canopic jar with baboon head (Hapy), su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 29 luglio 2026.
- ↑ Quattro ritagli di copertura di mummia raffiguranti i quattro figli di Horus (Amset, Hapi, Duamutef, Qebehsenuf), su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio di Torino. URL consultato il 29 luglio 2026.
- 1 2 Elemento di rete di mummia in forma di Hapi, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio di Torino. URL consultato il 29 luglio 2026.
- 1 2 Amuleto rappresentante uno dei quattro figli di Horus, Hapi, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio di Torino. URL consultato il 29 luglio 2026.
- 1 2 Lamina raffigurante il genio funerario Hapi, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio di Torino. URL consultato il 29 luglio 2026.
- 1 2 (EN) Funerary amulet depicting one of the Four Sons of Horus, Hapy, su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 29 luglio 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) James P. Allen, The Ancient Egyptian Pyramid Texts (PDF), a cura di Peter Der Manuelian, collana Writings from the Ancient World, n. 23, Atlanta, Society of Biblical Literature, 2005, ISBN 9781589831827.
- (EN) Raymond O. Faulkner, The Ancient Egyptian Coffin Texts. Spells 1–354, Warminster, Aris & Phillips, 1973, ISBN 9780856680052.
- (EN) Raymond O. Faulkner, The Ancient Egyptian Coffin Texts. Spells 355–787, Warminster, Aris & Phillips, 1977, ISBN 9780856680519.
- (FR) Nicolas Gauthier, Les Enfants d'Horus au Nouvel Empire et à la Troisième Période Intermédiaire. Étude iconographique, philologique et religieuse, collana Connaissance de l'Égypte Ancienne, n. 22, Bruxelles, Safran, 2023, ISBN 9782874571435.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Hapi nelle collezioni del Museo Egizio di Torino, su collezioni.museoegizio.it.
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