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Mobil

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Mobil
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Stabilimento chimico Mobil a Belleville, Ontario
StatoStati Uniti (bandiera) Stati Uniti
Forma societariaSocietà ad azionariato diffuso
Borse valoriNYSE: MOB
Fondazione10 agosto 1882 a New York
Fondata daCharles Pratt
Chiusura30 novembre 1999 (fusione per incorporazione con Exxon in ExxonMobil)
Sede principaleFairfax
SettorePetrolifero
ProdottiCarburanti, lubrificanti

La Mobil Oil Corporation (originariamente Standard Oil Company of New York, poi Socony-Vacuum Oil Company e Socony Mobil Oil Company) è stata una compagnia petrolifera statunitense.[1]

Fondata nel 1882 come parte della Standard,[2] aveva la sede a Fairfax.

Nel 1931 ha incorporato la Vacuum.

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Una stazione di servizio Mobil a Saugus

Nel 1966 assume il nome attuale.

Nel 1999 si fonde con la Exxon per dare vita alla ExxonMobil.

La Standard e la nascita del marchio

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La Standard Oil of New York (Socony) nasce nel 1882 come parte del trust Standard Oil.[3][4]

Quando la Standard Oil fu sciolta nel 1911 a causa dello Sherman Antitrust Act, le varie società del gruppo divennero indipendenti.[5]

Nel 1918[6] la Socony comprò una quota del 45% della Magnolia Petroleum, una società di raffinazione e distribuzione di petrolio, interamente acquistata nel 1925.[6] Negli anni successivi furono inoltre inglobate altre aziende dello stesso settore[6] e furono aperti uffici all'estero (in particolare nel mercato cinese).[7]

Negli stessi anni, anche la Vacuum Oil si rafforzava nell'ambito della raffinazione e commercializzazione dei derivati del petrolio, con l'assorbimento di varie società e reti di stazioni di servizio.[6]

Dalla Socony-Vacuum alla Mobil

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Il 30 luglio 1931[6] la Socony si fuse con la Vacuum Oil, proprietaria dei marchi Mobiloil e Mobilgas, andando a formare la Socony-Vacuum Oil, il terzo gruppo petrolifero mondiale.[8]

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Il Pegaso della Mobil

Nello stesso anno, la nuova società introdusse anche il marchio del Pegaso negli Stati Uniti;[4] il nuovo simbolo, tuttora utilizzato, andò a sostituire gradualmente il vecchio Gargoyle fra gli anni '30 e gli anni '50.

Nel 1933, e fino al 1960,[9] la Socony-Vacuum Oil si unì alla Standard Oil of New Jersey per gestire unitamente le attività in oriente, formando la Standard-Vacuum Oil (Stanvac),[10] che operava in 50 paesi, dall'Africa orientale alla Nuova Zelanda.

il 15 giugno 1934 fu ufficialmente registrato anche il marchio Mobil.[11]

Nel corso del decennio la compagnia si espanse anche in Europa, con l'apertura di raffinerie a Gravenchon, in Francia, e a Napoli in Italia.[6]

Nel 1940, le pratiche di acquisto di benzina da parte della compagnia portarono a una vertenza legale: la Socony-Vacuum Oil fu infatti accusata di avere organizzato un cartello con le compagnie da cui acquistava petrolio, conservando l'eccedenza in serbatoi per limitare l'offerta di petrolio disponibile sul mercato e mantenere artificialmente alto il prezzo del greggio. Tale pratica fu ritenuta illegale in base allo Sherman Act.

Durante la Seconda guerra mondiale la compagnia si classificò 86ª tra le società statunitensi nel valore dei contratti di produzione bellica; il 29 aprile 1942, la sua petroliera Mobiloil fu affondata da un U-Boot tedesco, fortunatamente senza causare vittime tra l'equipaggio.[12] Dopo quell'episodio, nel corso del conflitto la compagnia perse un totale di 32 navi e oltre 400 uomini, oltre a subire ingenti danni alle raffinerie europee, che furono però ricostruite e ampliate dopo il conflitto.[13] Sempre durante la guerra, i sottocampi di Čechowitz I e II di Auschwitz, a Czechowice-Dziedzice, fornirono manodopera forzata per gli impianti della Vacuum Oil in Polonia, che erano stati occupati e gestiti dalla Germania.

Negli anni '50 la compagnia commercializzava, oltre a carburanti, lubrificanti e affini, anche batterie per auto.[14]

Nel 1955 la compagnia cambiò nome in Socony Mobil Oil.

Nel 1959 la compagnia riunì varie società controllate, tra cui la Magnolia e la General Petroleum,[13][4] a cui si aggiunsero poi altre divisioni come quella chimica.[13] In questi anni, l'azienda si occupava principalmente di alcheni e composti aromatici, glicole etilenico e polietilene. Produceva inoltre lubrificanti sintetici e additivi, pellicole di propilene per confezioni e catalizzatori.

Degno di nota era anche l'impegno della compagnia in numerose competizioni automobilistiche ufficiali o organizzate dalla stessa società, come la Mobil Economy Run.

Nel marzo 1957 la Socony Mobil Oil iniziò la vendita di carburanti in Venezuela, che iniziarono ad essere distribuiti anche a Caracas nell'ottobre 1958.[15]

Nel 1962 terminò la partnership con la Jersey Standard nella Stanvac e le attività vennero spartite tra le due società.

Nel 1966 il gruppo venne nuovamente ribattezzato Mobil Oil.

Dalla seconda metà del '900 alla fusione con Exxon

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A metà degli anni '60 la Mobil Oil avviò una campagna di rinnovamento e uniformazione dei propri impianti in tutto il mondo, con la diffusione delle note stazioni di servizio tonde progettate da Eliot Noyes[16][17] e rinnovando il proprio logo introducendo quello attuale, realizzato nel 1964 da Chermayeff & Geismar.[18] Nel 1962, lo storico marchio di benzina Mobilgas fu sostituito dal più semplice Mobil (Regular e Premium), e lo stesso avvenne con il termine Mobiloil negli anni '70, anche per via del lancio del nuovo lubrificante sintetico Mobil 1 nel 1974 negli Stati Uniti,[19] e successivamente negli altri paesi;[3][20] a fine 1976 fu lanciato in Francia, nel marzo 1977 in Italia, e nel 1977-78 in Olanda, Germania, Austria, Grecia e Giappone.[21]

Negli anni '70 la Mobil assorbì la rete italiana della compagnia Aral.

Nel corso degli anni '70, la compagnia investì oltre un miliardo di dollari per la scoperta di nuovi giacimenti nel Golfo del Messico, aumentando inoltre le attività di ricerca in varie parti del mondo.[22]

Nel decennio successivo, a causa della crisi globale del mercato petrolifero, la compagnia cercò di diminuire i costi, riducendo l'attività di ricerca e abbandonando alcuni mercati, disinvestendo attività per oltre 4 miliardi di dollari tra il 1980 e il 1986.[22]

Nel 1984 fu acquisita la Superior, rafforzando le riserve della compagnia in Canada e USA.[22]

Alla fine degli anni '80 vendette le sue stazioni in Norvegia, Svezia e Danimarca a Norsk Hydro, mentre nel 1990 cedette la rete italiana a Q8 Italia.[23]

Nel 1987 la compagnia vendette quasi tutte le sue stazioni nella Pennsylvania occidentale (inclusa Pittsburgh) alla Standard Oil of Ohio, da poco acquisita dalla BP, e rescisse i contratti con il resto degli impianti della zona, ritirando il marchio Mobil dall'area, dove ricomparve solamente nel 2016.[24]

Nel 1998 Exxon (ex Standard Oil of New Jersey) e Mobil hanno firmato un accordo di 73,7 miliardi di dollari per unirsi e formare una nuova compagnia chiamata ExxonMobil;[4] la fusione è stata completata il 30 novembre 1999 e l'accordo è stato annunciato il giorno successivo. Il nuovo gruppo continua ad utilizzare entrambi i marchi Exxon e Mobil per la vendita dei suoi prodotti e per le stazioni di servizio.

  1. (EN) About ExxonMobil, su ExxonMobil. URL consultato il 24 settembre 2017.
  2. (EN) Learn about the history of ExxonMobil, su ExxonMobil. URL consultato il 24 settembre 2017.
  3. 1 2 Breve storia della Mobil, in Mobil gazzetta, rivista conservata presso l'archivio del Museo Fisogni, n. 5/77, 1977.
  4. 1 2 3 4 ExxonMobil, 125. One hundred twenty-five years of history, 2007.
  5. Marius_Vassiliou (2018). Historical Dictionary of the Petroleum Industry, 2nd Ed. Lanham, MD: Rowman and Littlefield.ISBN 1538111594ISBN 978-1-5381-1159-8.
  6. 1 2 3 4 5 6 Breve storia della Mobil, in Mobil gazzetta, vol. 6/77, rivista conservata presso l'archivio del Museo Fisogni, 1977.
  7. Breve storia della Mobil, in Mobil gazzetta, vol. 6/77, rivista conservata presso l'archivio del Museo Fisogni, 1977.
  8. Business & Finance: Socony-Vacuum Corp., in Time Magazine, 1931, 10 agosto 1931. URL consultato il 1º dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 12 agosto 2013).
  9. Esso. Standard Oil Co. of New Jersey, in Club dell'Azionista, articolo conservato presso il Museo Fisogni, 1963.
  10. Hearst Magazines, Popular Mechanics, Hearst Magazines, 1º ottobre 1935, p. 543. URL consultato il 20 luglio 2018. Ospitato su Internet Archive.
    «Popular Science 1935 plane Popular Mechanics.»
  11. Breve storia della Mobil, in Mobil gazzetta, vol. 11-12/77, rivista conservata presso l'archivio del Museo Fisogni, 1977.
  12. Peck, Merton J. & Scherer, Frederic M. The Weapons Acquisition Process: An Economic Analysis (1962) Harvard Business School p.619
  13. 1 2 3 Breve storia della Mobil, in Mobil gazzetta, vol. 7-8/77, rivista conservata presso l'archivio del Museo Fisogni, 1977.
  14. Socony-Vacuum Oil Company, New Mobil 210 battery, in 1952 Flying red horse almanac, libretto conservato al Museo Fisogni, 1952.
  15. Mapa Turistico de las carreteras de Venezuela, mappa conservata presso il Museo Fisogni, Mobil Oil Company de Venezuela.
  16. 55 'Circle' Stations Planned Nationwide, in Mobil World, conservato presso il Museo Fisogni, n. 33/2, febbraio 1967.
  17. Mobil “a tutto tondo”, su Museo Fisogni, 2 marzo 2021. URL consultato il 2 marzo 2021.
  18. Museo Fisogni, Circuito Lombardo Musei Design, Grafica on the Road - L'immagine della benzina, opuscolo di approfondimento, 2020, pp. 8, 9.
  19. Synthetic motor oil brand – Mobil 1 History, su Mobil™ Motor Oils. URL consultato il 24 settembre 2017.
  20. Il protagonista, in Mobil gazzetta, rivista conservata presso l'archivio del Museo Fisogni, n. 4/77, 1977.
  21. Su oltre 40 quotidiani, in Mobil Gazzetta, rivista conservata presso il Museo Fisogni, n. 9/78, 1978.
  22. 1 2 3 Breve storia dell Mobil, copia conservata al Museo Fisogni, prob. 1987.
  23. Alla Kuwait i distributori Mobil, in La Stampa, 21 marzo 1990.
  24. Toledo Blade - Google News Archive Search, su news.google.com.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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